Gli abitanti di Montoro

 

       Il mandamento di Montoro, ora diviso in due Comuni, Montoro Superiore e Montoro Inferiore, fu unito fino al 1829 in una sola Università, cioè universatilità, oggi diciamo: municipalità. L'antico Stato (com'era detto allora) di Montoro era amministrato da trenta Decurioni: quindici del ceto chiamato dei galantuomini e quindici del ceto basso, cives et homines, con a capo il Sindaco, che durava in carica un anno. Essi amministratori venivano eletti in pubblico parlamento o per designazione della Real Camera di Santa Chiara.

       Fino al 7 febbraio 1861 fece parte del Principato Citra, Provincia di Salerno, ed ora è aggregato alla Provincia di Avellino. Per tale passaggio di provincia non mancarono discussioni e proteste sia nel Parlamento Nazionale che nel Consiglio Provinciale, ma tutto tornò vano. Nella seduta consiliare provinciale del 24 settembre 1861, al consigliere Serafino Soldi che esordiva dicendo: "Montoro passando dalla Provincia di Salerno a quella di Avellino troverà la rocca fedele, l'ara santa di libertà, a cui desiosi e spontanei dovrebbero aderire quanti amano, più che le molli aure dei bassi lidi, l'immensa e vergine area dell'altura, il Prof. Michelangelo Testa ribadiva: "Pur non insensibili i concittadini di Montoro alle amiche premure degli Avellinesi, dico che le circoscrizioni provinciali non si fanno già in una mira parziale di aggregare alcuni Comuni intorno ad un centro, ma nella mira generale di non distornare i territori dal lavoro e naturale punto centrale. Intorno a Montoro è floridissima la vita, ed è chiamato a spandersi nella vasta pianura che declinando sempre si avvicina a Salerno, centro a vie importanti di terra, ed al golfo dello stesso nome. Gli interessati di Montoro, sì gravemente perturbati per l'aggregazione ad Avellino, vieppiù ci sospingono verso quell'antica sede di tutte le nostre relazioni.

       Ecclesiasticamente dipende dall'archidiocesi di Salerno. La popolazione complessiva è di circa 13.000 abitanti.

      

 

 

Tratto dal libro di Aurelio Galiani

II  edizione curata da Aurelio Pironti

Anno 1990.