La
grotta dell'Arcangelo S. Michele
E' sita
presso Preturo, nominata nel Chronoco Cavense fin dall'841: Radelchisius
Saracenorum turmas contra rebellantem Comitem, Landulfum misit, qui Capua urbe positi
illam funditus devastarunt. Deinde in seguenti anno Salernum aggretitur; sed
Sichenulfus cum Comitibus et Senioribus suis, de urbe egrediens fortiter eum
prosternit, et persecuntus est usque ad Angelus in Montauro. Detta grotta,
incavernata nel monte, è formata dal forame naturale della viva roccia, con due
aperture; all'imbocco della prima vi è una conca che raccoglie l'acqua
limpidissima, che, a copiose stille, gronda dalle stalattiti e si conserva
diaccia. Moltissime concrezioni di carbonato di calcio pendono dalla volta
della grotta e scendono talora quasi fino al suolo, in forma di grappolo.
Considerevoli e degne di rilievo, oltre alle stalattiti, sono le stalagmiti,
generate in abbondanza sul suolo, in forma conica.
Una
piccola statua di S. Michele, scolpita su schisto, e rozzi affreschi sagomano
quella rupestre architettura, indicando l'antico culto al principale Patrono
dei Longobardi: Tale romitaggio fu un tempo di pertinenza del'antico Episcopio
di Montoro, come si rileva dalle concessioni fatte dai principi di Salerno:
Gisulfo, Ruggiero e Roberto Guiscardo che s'impadronirono dei beni del
Vescovado di Montoro, dopo l'omicidio del Vescovo. detti beni, nel 1067, furono
incorporati nell'Arcivescovile Mensa Salernitana, come dalla Bolla di Papa Alessandro
II: Et ecclesiam S. Michele Arcangeli in Cripta montis, qui dicitur Auricum
omnibus hominibus et pertinentiis suis…; quali concessioni furono poi
riconfermate dall'imperatore Federico nell'anno 1220; da Renato d'Angiò,
nell'anno 1460, e da altri; avvalorate dai Pontefici: Lucio III, Innocenzo III,
Gregorio IX e Alessandro IV, che ne stabilì più ampie con sua Bolla:
Ecclesiam S. Angeli de Montorio cum hominibus, terris et pertinentiis eorum.
Accanto
alla secolare grotta, tra le ginestre che giganteggiano come pilastri, è
piazzata l'abitazione dell'eremita, che, per quanto vive di solitudine e di
elemosina, può ammannire al pellegrino - che si reca lassù per sciogliere un
inno all'arcangelo S. Michele - un bicchiere di vino schietto ed ambrato, spremuto,
per carità dei fedeli, dalle magnifiche vigne di Montoro.
Tratto
dal libro di Aurelio Galiani
II edizione curata da Aurelio Pironti
Anno
1990.